Viktor Gustafsson - Photo credit: Wafeproject

Svedese, 18enne, Viktor Gustafsson è il nuovo Campione del Mondo della KZ, la top class con cambio di velocità del karting internazionale. Ha iniziato a correre in kart a 5 anni e come tanti bambini che sognano di diventare i migliori in questo sport, ha seguito un percorso di crescita sportiva che ben presto l’ha portato fuori dai confini della Svezia, per affrontare le gare internazionali e quest’anno, nella sua prima stagione da pilota ufficiale CRG, il 4 settembre ha vinto a Le Mans la gara più importante della sua carriera fino a oggi: il FIA World Championship KZ.

Lo abbiamo incontrato presso la Factory CRG alcuni giorni dopo questo grande risultato sportivo e gli abbiamo rivolto alcune domande per conoscerlo meglio e per ripercorrere con lui il fantastico weekend di Le Mans.

 

La prima domanda che gli rivolgiamo è per sapere come e quando ha iniziato a praticare il karting:

“Ho guidato il mio primo go-kart all’età di 5 anni in un parcheggio nel sud della Svezia. Tutta la mia famiglia è sempre stata coinvolta e appassionata di corse e per me è stato quasi naturale seguire il percorso di mio padre e mio nonno. Un giorno ho chiesto se avessi potuto provare e poche settimane dopo ho guidato per la prima volta. Presto quello che è iniziato come un gioco è diventato uno sport molto competitivo che ho affrontato molto seriamente, con l’obiettivo di essere tra i migliori al mondo”.

Dal punto di vista sportivo quali sono stati i risultati più significativi della tua carriera?

“Ovviamente il mio titolo mondiale insieme a CRG è il top assoluto. Qualcosa che non potrò mai superare credo come emozioni e importanza. È qualcosa che ogni pilota di kart sogna e farlo a soli 18 anni è stato semplicemente incredibile. In precedenza, ho vinto la Bridgestone Super Cup in Mini nel 2015, che è stata la mia prima affermazione importante, capace di motivarmi per fare i successivi step della mia crescita sportiva nel karting. Nel 2017 ho vinto la Final Cup della WSK in OKJ,  dopodiché ho avuto alcune stagioni sportive difficili e ho anche pensato di smettere. La svolta è poi arrivata con il passaggio in KZ nel 2020, categoria nella quale ho vinto il FIA European Championship e ottenuto la pole position nel FIA World Cup. In quella stagione la mia mentalità è cambiata e ho iniziato a farmi un nome nel karting Internazionale. Nel 2021 ho vinto la WSK Champions Cup e nello stesso anno sono arrivato 3° nella Super Master Series. La mia esperienza nel karting mi ha insegnato che qualunque cosa tu vinca e per quanto bravo tu sia, devi sempre continuare a migliorare, perché se no verrai superato”.

Cosa puoi dirci della tua vita privata, dei tuoi hobby oltre alle corse?

“La mia vita è sempre stata orientata ad essere il miglior pilota possibile. Al momento vado ancora a scuola e questo richiede molto tempo in questo momento perché sto studiando Economia e Giurisprudenza. Se non studio mi alleno in pista e se non guido mi alleno dal punto di vista fisico, principalmente con la bicicletta. La mia passione per il ciclismo è cresciuta enormemente negli ultimi tempi, grazie ai benefici che mi dà nelle corse. Questa è ed è stata la mia vita negli ultimi due anni e ne sono felice”.

Quest’anno al Campionato del Mondo avete avuto a disposizione 2 telai con basi tecniche differenti: il telaio Road Rebel con tubi da 32mm e il KT2 con tubi da 30mm. Ci puoi spiegare le differenze tra questi due modelli?

“Ovviamente c’è una grande differenza dal punto di vista tecnico, sia per la sezione del tubo, sia per alcune geometrie del telaio. Va premesso anche che il modello Road Rebel che abbiamo usato al Campionato del Mondo è una versione aggiornata, sostanzialmente il modello che CRG commercializza per la stagione 2023. In ogni caso le differenze tecniche tra i due telai generano una grande differenza anche come sensazione alla guida. La mia esperienza è che il tempo sul giro è più o meno sempre lo stesso, quindi se ragioniamo in termini di performance non possiamo dire che uno sia meglio dell’altro. Ma al contrario, come detto, cambia il feeling di guida trasmesso al pilota e quindi un telaio, piuttosto che l’altro, si possono adattare meglio alle esigenze o allo stile di guida del singolo pilota. Per quanto mi riguarda mi sono trovato subito a mio agio con il KT2 da 30mm: è molto preciso e rapido nei cambi di direzione e ha un ottimo grip laterale. Il Road Rebel, invece, è stato preferito dal mio compagno di team Jeremy Iglesias, concludendo comunque sul podio il Campionato del Mondo. Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche specifiche del Road Rebel possiamo dire che ha più grip in generale e grande efficienza in frenata. Molti piloti che prendono parte ai Campionati Nazionali mi hanno fatto questa domanda per valutare una scelta tra i due modelli, ma la risposta migliore che posso dare è quella di fare un test con entrambi e capire a livello personale quale è il telaio che si preferisce. Non credo che si possa fare una scelta sulla “carta”, anche se il modello Road Rebel è veramente versatile e da anni il più venduto tra i telai CRG per le classi shifter e con le ultime evoluzioni ha fatto uno step di competitività importante”.

Photo credit: Wafeproject

Quest’anno con il tuo passaggio in CRG sei stato impegnato sia nella categoria OK, sia in KZ. È stato difficile gestire questo doppio impegno in due categorie così diverse dal punto di vista tecnico?

“Non è stato affatto facile: è più complicato di quanto si pensi. Alcuni meccanismi che magari ritrovi velocemente in un test, in gara non vengono in modo naturale e ho dovuto lavorare molto per trovare il giusto feeling e il ritmo in gara nella categoria OK. Inoltre, nella categoria OK il peso kart + pilota è inferiore rispetto alla KZ e ho dovuto fare molti sacrifici anche per rispettare questo parametro imposto dal regolamento, nonostante abbia iniziato già in inverno una preparazione specifica abbinando dieta e attività fisica. Purtroppo però questa esigenza si è trasformata rapidamente in un’ossessione, qualcosa che non potevo più controllare e che mi ha portato anche a non mangiare per giorni. Non ne ho parlato molto di questo problema, anche se credo sia importante farlo, ma per fortuna ora è una fase superata e sono tornato al 100% del mio rendimento”.

Prima di salutarci, vorremmo ripercorrere il weekend di Le Mans attraverso quelli che tu ritieni siano stati momenti chiave di quel successo.

“È stato un weekend iniziato bene, con un buon feeling con il telaio e motore fin dalle prime prove libere. Abbiamo svolto un buon lavoro sul set up e gestito bene dal punto di vista psicologico l’approccio alla gara. Non ci siamo demoralizzati quando abbiamo avuto una sessione non positiva e non ci ha condizionato neanche il meteo che era molto variabile. Dalle prove di qualificazione in po,i siamo sempre stati tra i più veloci e la nostra consapevolezza di poter fare molto bene è cresciuta costantemente durante il weekend. Come detto ho scelto di usare il telaio KT2 e tutto ha funzionato molto bene, senza l’esigenza di fare grandi variazioni di set up, consentendomi di concentrarmi molto anche sulla guida. Io, lo staff tecnico, il team e il preparatore del motore Gianfranco Galiffa eravamo una sola persona. Abbiamo tutti fatto e pensato le stesse cose e questo ha reso le decisioni molto facili. Abbiamo vinto insieme”.